La nascita di una rivoluzione, dal Mulo a Netflix!

Autore: Stefano Pasqualin

Sapevate che l’Italia fu il 4° paese al mondo a collegarsi ad Internet? 

C’era una volta il mulo, anzi, siccome la storia si svolge agli inizi del terzo millennio il mulo era elettronico, e si chiamava eMule! I navigatori esperti dei primi anni 2000 non possono certo averlo dimenticato, ma andiamo con ordine: sapete che l’Italia fu il 4° paese al mondo a collegarsi ad Internet? 

Al tempo si chiamava Arpanet e, certo, inizialmente si è trattato di spedire solo pochi caratteri, ma è stato l’inizio della rivoluzione digitale. Nel 1991 viene annunciata la nascita dell’attuale World Wide Web e nel 1993 viene alla luce il primo sito web italiano (il secondo in Europa). Un altro piccolo grande successo!

C’era una volta il mulo, anzi, siccome la storia si svolge agli inizi del terzo millennio il mulo era elettronico, e si chiamava eMule! I navigatori esperti dei primi anni 2000 non possono certo averlo dimenticato, ma andiamo con ordine: sapete che l’Italia fu il 4° paese al mondo a collegarsi ad Internet? Al tempo si chiamava Arpanet e, certo, inizialmente si è trattato di spedire solo pochi caratteri, ma è stato l’inizio della rivoluzione digitale. Nel 1991 viene annunciata la nascita dell’attuale World Wide Web e nel 1993 viene alla luce il primo sito web italiano (il secondo in Europa). Un altro piccolo grande successo!

Nell’ormai lontano 1993 nasce il primo “Internet Service Provider” che si basava su concetti molto diversi dagli ISP attuali. Nasce in Sardegna ma non si chiama Tiscali (che arriverà “solo” nel 1998), si chiama Video On Line, ed è stato il precursore di Tin.it, l’ISP di Telecom che nasce nel 1996 proprio dall’acquisizione del concorrente sardo. Nello stesso periodo arriva anche un altro protagonista della storia del WEB: il modem 56K (questo davvero lo conoscono in pochi 😊). In questi anni i contenuti grafici che offriva il web erano davvero basilari: molto testo, immagine solo a bassissima risoluzione, pochissimi video della durata di qualche secondo.

Per rompere questo paradigma dovremo attendere il 1998, con la prima linea ADSL e la banda che diventa “larga”, sufficiente cioè per fruire di contenuti grafici animati e per scambiare agevolmente file. I tempi sono maturi per Napster, molti lo ricorderanno, il primo servizio di file sharing che consentiva lo scambio di file multimediali. Resterà attivo solo 2 anni, ma la rivoluzione portata dal servizio di condivisione dei contenuti non sarà soltanto tecnologica ma soprattutto culturale e giuridica. Proprio il grandissimo successo di Napster infatti apre il dibattito, ancora molto acceso, sul diritto d’autore nell’era digitale con una serie infinita di cause legali e tentativi di oscuramento della stessa piattaforma da parte delle autorità.

Sulla spinta di Napster nasce in quel periodo anche eMule, il già citato (e famosissimo) mulo che permetteva di cercare e scaricare da Internet contenuti di ogni tipo: film, musica, giochi, ecc… Il nome è dovuto al fatto che, come un mulo, lavorava giorno e notte per scaricare il file dei nostri desideri, prelevandone un pezzettino alla volta da tutte le fonti (ovvero i PC) che in quel momento lo stavano a loro volta scaricando in un ciclo infinito di personal computer che sono nel contempo fruitori e diffusori di contenuti. Un lavoro lungo e certosino, che diventava molto più veloce avendo una velocità di download molto elevata e la possibilità di rimanere connesso giorno e notte. In questi anni comincia a manifestarsi il divario tra chi disponeva di banda larga e chi era costretto a fari i conti con il “famoso” modem a 56K.

I contenuti on line si sono susseguiti a ritmo frenetico negli anni successivi, fino ad arrivare a Netflix, che sbarca in Italia alla fine del 2015. La famosa “N” rossa abbassa in maniera significativa i costi per la fruizione di Film e serie televisive esclusive, costringendo i competitors, come Mediaset e Sky, a rendere accessibili a sempre più persone e a prezzi sempre più convenienti, contenuti audio/video in streaming, senza parabole o decoder destinati, presto o tardi, all’oblio.

Nel corso di due decadi internet ha permeato ogni aspetto della nostra vita. Inizialmente era un mondo fatto di lunghe attese, di giorni passati ad attendere lo scaricamento dei contenuti, mentre oggi tutto scorre più fluido, dal televisore scegliamo un film ed immediatamente si inizia la visione. Di conseguenza la tecnologia ha dovuto tenere il passo, dando vita a svariate tipologie di connessioni, dal WiFiber (Wi-Fi veloce dalle prestazioni simili alla fibra ottica) alle diffusissime FTTCab (per metà fibra ottica e per metà doppino telefonico) ma anche di protocolli di streaming, in grado di trasferire contenuti in HD utilizzando pochissima banda internet.

Nessuno sa se questa tecnologia sia agli albori o se l’apice sia già stato raggiunto, ma ricordo ancora bene la sensazione di meraviglia che provavamo quando cominciavamo ad assaporare le potenzialità di questo cambiamento. La domanda è: riusciremo ancora a sorprenderci?

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